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 Escursione alla Grotta del Diavolo o Grotta di Mezzogiorno del 13 marzo 2011 ::
 
  Sabato, 02 Aprile 2011 - 17:32 :: 62453 Letture

Il resoconto della escursione compiuta il 13 marzo u.s.  (continua)

E’ una nuvolosa giornata invernale, la pioggia incombe, cerchiamo di contattare uno del gruppo; manca, lo ritroveremo più avanti*. La collina è sempre verdeggiante, come le montagne circostanti e degrada verso una ampia pianura ricca di corsi d’acqua. Siamo in appennino centro meridionale, in lontananza si  scorgono delle chiazze bianche, stavolta di neve, non è strano. Gli inverni sono da noi piuttosto rigidi e non è difficile trovare sulla parte alta dei rilievi chiazze di neve sino a tarda primavera.

E’ il 13 marzo 2011 ed iniziamo a ripercorrere a ritroso nel tempo la nostra storia. Novelli Benjamin Button, ci inerpichiamo per la moderna S.P.331 in direzione Castello del Matese, attraversando in un colpo solo duemilacinquecento anni di storia. La moderna cittadina di Piedimonte Matese è sotto di noi, sulla parte alta il borgo medioevale. Sul Cila i poligonali dei Pentri rievocano il ricordo della Allifae sannitica. Attraversiamo l’abitato di Castello del Matese ed anche qui ai piedi della torre risalta la stratificazione sannitica (del basamento), medievale (della parte superiore e delle torri), indi gli abitati della nostra contemporaneità (articolo intero)

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Commenti
N° 3503 - giuseppe ha scritto::
Set-’21
19

SPACEX, AMMARATI I 4 TURISTI CIVILI I quattro 'turisti spaziali' a bordo della SpaceX sono ammarrati nell'oceano Atlantico, al largo delle coste della Florida, dopo tre giorni nello spazio. Coronata da successo la prima missione orbitale in cui non ci sono stati astronauti professionisti a bordo di una navicella.L'ammarraggio è avvenuto all'ora prevista, un po' dopo le 23H00 GMT (19.00 ora Usa).Quattro grandi pa- racaduti hanno rallentato la discesa della capsula.La Crew Dragon della SpaceX di Elon Musk, ha portato in or- bita 4 civili per un giro di tre giorni a oltre 500 km dalla Terra. Fonte RAI
N° 3509 - giuseppe ha scritto::
Set-’21
21

VITA NEOLITICA A PALU' DI LIVENZA e NOVITA' IN PALAFITTA Novità importanti arrivano dalla quinta campagna archeologica presso Palù di Livenza, in Friuli Venezia Giulia, dove sorge il noto insediamento neolitico iscritto nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nella serie transnazionale dei Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino. L’area di scavo indagata negli ultimi anni è quella denominata Settore 3: un “tesoretto archeologico” di soli 50 mq (sui 60.000 mq totali), che consente tuttavia di fare piena luce sull’insediamento palafitticolo. In particolare, è da un deposito archeologico perfettamente conservato, databile tra 4300 e 4200 a.C. , che sono derivate le informazioni per definire con precisione buona parte della storia del sito nel corso della fase finale del Neolitico. Sono state identificate ben 5 fasi strutturali di almeno quattro villaggi palafitticoli differenti che si sono succeduti nel tempo alternandosi a brevi periodi di abbandono della zona. Oltre agli abbondanti frammenti di ceramica, strumenti di pietra, ossa animali e resti botanici (semi di cereali, frutta, funghi xilofagi), le ricerche hanno messo in luce centinaia di pali lignei infissi nel suolo limoso associati a grandi travi distese che servivano da fondazioni delle capanne su palafitte. In particolare, sono state riconosciute le strutture portanti di capanne sovrapposte tra loro e relative a ciascuna delle fasi individuate. Un luogo privilegiato Ora possiamo affermare che gruppi neolitici con tradizioni culturali e provenienze diverse si sono stanziati al Palù di Livenza tra il 4.300 e il 3.600 a.C., scegliendo questo luogo come sede favorevole dove edificare i villaggi. I sistemi costruttivi delle capanne identificati nelle varie fasi presentano analogie di carattere tecnico e utilizzano lo stesso tipo di impianto: si tratta di plinti orizzontali di fondazione e consolidamento delle strutture rialzate su palafitta, la cui funzione poteva essere sia quella di vere e proprie abitazioni che di edifici accessori a esse, come depositi attrezzi o granai. Lunghe travi lignee di quercia di lunghezza variabile tra i 3 e i 4 metri con fori passanti quadrangolari posti a distanza regolare costituivano le fondazioni degli edifici sovrastanti fungendo da “racchette” che consentivano il galleggiamento delle capanne sopra il limo naturale del fondo. Le pareti erano almeno in parte intonacate con argilla e dentro le abitazioni c’erano dei focolari attorno ai quali si svolgevano le attività del vivere quotidiano. Magazzino per granaglie e mele selvatiche Le ultime indagini hanno riportato in luce i resti di una struttura su palafitta di dimensioni più ridotte rispetto a quelle individuate nelle fasi più recenti, questo porta a ipotizzare che si tratti di un deposito o magazzino dove erano conservate granaglie, mele selvatiche messe a essiccare, blocchi informi di selce e alcuni oggetti lignei non finiti (un piccolo cucchiaio, degli attrezzi agricoli e altri oggetti di difficile interpretazione). Tra i materiali raccolti c’è anche un bastone da scavo in legno che possiamo immaginare come vanga neolitica. È emerso infine un reperto di eccezionale valore, non solo per il suo stato di conservazione, quasi perfetto, ma anche per l’unicità della lavorazione: si tratta di un’ascia in legno perfettamente levigata che, per la sua raffinatezza ed è eleganza, potrebbe essere interpretata come un’ascia da parata più che un semplice strumento da lavoro. Ancora una volta Palù di Livenza si dimostra un importante archivio per la conoscenza delle relazioni tra l’uomo e l’ambiente nel passato e per approfondire le informazioni sulla vita nelle aree umide nella preistoria.In passato nei livelli del villaggio più recente, databili tra il 3900 e il 3600 a.C. , gli scavi hanno consentito di scoprire anche “gomme da masticare” del Neolitico: si tratta di piccoli grumi di pece di betulla che recano tracce di denti umani e che provano l’abitudine di masticare questa sostanza, forse per le proprietà antisettiche e antinfiammatorie che possiede oppure per il semplice piacere gustativo. Grazie all’intervento di quest’anno, realizzato grazie al contributo del Comune di Caneva nell’ambito del finanziamento della Regione Autonoma FVG. Le indagini sono dirette dalla Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio del FVG e condotte sul campo dalla ditta CORA Società Archeologica Srl di Trento con il supporto logistico e la collaborazione dei volontari del Gruppo Archeologico di Polcenigo (GrAPO). Fonte Archeologia Viva
N° 3512 - giuseppe ha scritto::
Set-’21
24

EVENTI FIAVE' (TN) 24/25 SETTEMBRE Incontro studio “Alla ricerca delle miniere. Tracce di sfruttamento dei giacimenti di rame nella pre-protostoria della regione sudalpina” 24-25 settembre 2021- Parco Archeo Natura di Fiavé (TN) Informazioni: 0461.492161 Fonte Archeologia Viva
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