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 Escursione alla Grotta del Diavolo o Grotta di Mezzogiorno del 13 marzo 2011 ::
 
  Sabato, 02 Aprile 2011 - 17:32 :: 60986 Letture

Il resoconto della escursione compiuta il 13 marzo u.s.  (continua)

E’ una nuvolosa giornata invernale, la pioggia incombe, cerchiamo di contattare uno del gruppo; manca, lo ritroveremo più avanti*. La collina è sempre verdeggiante, come le montagne circostanti e degrada verso una ampia pianura ricca di corsi d’acqua. Siamo in appennino centro meridionale, in lontananza si  scorgono delle chiazze bianche, stavolta di neve, non è strano. Gli inverni sono da noi piuttosto rigidi e non è difficile trovare sulla parte alta dei rilievi chiazze di neve sino a tarda primavera.

E’ il 13 marzo 2011 ed iniziamo a ripercorrere a ritroso nel tempo la nostra storia. Novelli Benjamin Button, ci inerpichiamo per la moderna S.P.331 in direzione Castello del Matese, attraversando in un colpo solo duemilacinquecento anni di storia. La moderna cittadina di Piedimonte Matese è sotto di noi, sulla parte alta il borgo medioevale. Sul Cila i poligonali dei Pentri rievocano il ricordo della Allifae sannitica. Attraversiamo l’abitato di Castello del Matese ed anche qui ai piedi della torre risalta la stratificazione sannitica (del basamento), medievale (della parte superiore e delle torri), indi gli abitati della nostra contemporaneità (articolo intero)

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Commenti
N° 3520 - giuseppe ha scritto::
Set-’21
28

EVENTI VERONA 28 SETTEMBRE ORE 16.00 VIVERE TRA TERRA E ACQUA. DALLE PALAFITTE PREISTORICHE A VENEZIA Presentazione del volume Vivere tra terra e acqua. Dalle palafitte preistoriche a Venezia (Polo Museale del Veneto, 2021) 28 settembre 2021 – ore 16 Verona – Museo di Storia Naturale Prenotazione obbligatoria: segreteriadidattica@comune.verona.it Fonte Archeologia Viva
N° 3522 - giuseppe ha scritto::
Ott-’21
01

I NEANDERTHAL RICAVAVANO UTENSILI DALLE RISORSE MARINE Nel sito Neanderthal di Grotta dei Moscerini sono stati trovati utensili ricavati da bivalvi e pietre vulcaniche, pescati o raccolti sulla spiaggia. La gamma di strumenti utilizzata dall'Uomo di Neanderthal non si riduceva alla selce: comprendeva anche conchiglie e materiali trasportati dal mare. I Neanderthal si avventuravano anche sotto l'acqua, pur di ottenere strumenti appuntiti, taglienti e abrasivi. Uno studio archeologico compiuto presso uno dei più ricchi siti archeologici italiani frequentati da Neanderthal rivela un aspetto poco conosciuto degli antichi "cugini": la capacità di pescare non solo le risorse primarie per mangiare, ma anche il materiale più adatto per fabbricare gli utensili di uso quotidiano. La ricerca è stata pubblicata su PLOS ONE. PESCATORI PROVETTI. La capacità dei Neanderthal di sfruttare le risorse costiere è stata finora analizzata da un numero limitato di studi. Dati archeologici raccolti in Spagna, Francia e Italia suggeriscono che sapessero pescare molluschi marini e pesci d'acqua dolce, ma la nuova ricerca condotta nella Grotta dei Moscerini, una caverna aperta sulla spiaggia nei pressi di Gaeta (Latina) ed esplorata a partire dal 1949, indica che dal mare traevano anche materie prime per la fabbricazione di utensili, come conchiglie di fasolari (molluschi bivalvi che vivono nei fondali sabbiosi) e pietra pomice. La grotta è particolarmente ricca di conchiglie tagliate e levigate a mano risalenti al Medio Paleolitico (circa 100 mila anni fa), per la maggior parte provenienti da fasolari (Callista chione). Paola Villa, archeologa del Museo di Storia Naturale dell'Università del Colorado e dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana di Roma, ne ha analizzate 171: a giudicare dallo stato di conservazione del guscio e delle incrostazioni presenti su di esso, un quarto di esse sembra essere stato recuperato direttamente dal fondo del mare, quando gli animali erano ancora vivi. Le conchiglie rimanenti sarebbero state, invece, raccolte sulla spiaggia, insieme alle pietre pomici trovate nella grotta in abbondanti depositi. Queste rocce di origine vulcanica, utilizzate come oggi per la loro capacità abrasiva, sarebbero arrivate via mare dopo eruzioni sull'Isola di Ischia o nei Campi Flegrei (la vasta area vulcanica nel Golfo di Pozzuoli). I bordi arrotondati delle pietre indicano che furono trasportate dalle correnti per circa 70 km, fino alla spiaggia alla base della Grotta dei Moscerini. I Neanderthal, PRIMI ARTISTI d'Europa IMMERSIONI MIRATE. Secondo gli archeologi, la scoperta prova che i Neanderthal nell'Europa occidentale erano in grado di guadare tratti di mare o immergersi nelle acque costiere con scopi ben precisi, per raccogliere risorse specifiche, anche prima che l'Homo sapiens portasse queste abitudini nella regione. La pratica è risultata più diffusa negli strati archeologici che presentano meno utensili in pietra: può darsi che i Neanderthal ricorressero alla pesca di bivalvi nei periodi in cui le rocce silicee scarseggiavano, oppure che cercassero appositamente le conchiglie per i loro bordi taglienti e affilati. Fonte FOCUS
N° 3525 - giuseppe ha scritto::
Ott-’21
01

DAL DNA DEGLI ETRUSCHI NUOVE SCOPERTE Gli ETRUSCHI erano cugini degli ITALICI. Lo svela il Dna antico, ma la lingua parlata da questo popolo rimane un mistero. A provare la stretta parentela uno studio genomico definito il più grande mai realizzato sugli Etruschi, condotto da un team di studiosi internazionali, coordinato da Cosimo Posth, del dipartimento di Archeogenetica dell'Istituto tedesco Max Planck per la storia delle Scienze umane a Jena e condotto con le università di Firenze, Tubinga e Jena. Per l'Italia hanno contribuito anche le università di Siena, Napoli Federico II, Ferrara e Padova. Pubblicata sulla rivista Science Advances, la ricerca ha esaminato il Dna di 82 individui vissuti in Italia nell'arco di quasi 2000 anni, dall'800 a.C. al 1.000 d.C, in dodici siti, tra Toscana e Alto Lazio. I risultati? Gli Etruschi "condividono il profilo genetico dei Latini della vicina Roma e gran parte del loro genoma derivi da antenati provenienti dalla steppa Eurasiatica durante l'età del bronzo". Lo studio, a cui hanno preso parte ricercatori degli Atenei di Firenze, Siena, Ferrara e del Museo della Civiltà di Roma, di Germania, Stati Uniti, Danimarca e Regno Unito, risolve così, si spiega, "l'enigma sulle origini di questa cultura altamente avanzata e ancora poco conosciuta", fiorita durante l'età del ferro nell'Italia centrale, e che ha incuriosito gli studiosi per millenni, coinvolgendo storici illustri già dai tempi del greco Erodoto. Per quest'ultimo discendevano da gruppi migratori anatolici o egei. Per gli archeologici invece hanno avuto un'origine locale, ipotesi suffragata in passato da alcune ricerche su Dna antico. E ora confermata da questa ricerca che fornisce "risposte definitive" sulle origini degli Etruschi. Resta però il mistero della loro lingua, non indoeuropea, estinta, solo in parte compresa. Se "i gruppi legati alla steppa Eurasiatica furono probabilmente responsabili della diffusione delle lingue indoeuropee, ora parlate in tutto il mondo da milioni di persone, la persistenza di una lingua etrusca non indoeuropea in Etruria è un fenomeno intrigante - si spiega - che richiederà un'ulteriore indagine". "Questa persistenza linguistica, combinata con un ricambio genetico, sfida la tesi che i geni siano uguali alle lingue - afferma David Caramelli, docente di antropologia all'Università di Firenze - e suggerisce uno scenario più complesso che potrebbe aver coinvolto l'assimilazione dei primi popoli italici da parte della comunità linguistica etrusca, forse durante un periodo prolungato di mescolanza nel secondo millennio a.C." Lo studio ha anche rivelato "importanti trasformazioni genetiche associate a successivi eventi storici" con riferimento sempre all'Italia centrale: una, durante il periodo imperiale romano, legata alla commistione con le popolazioni del Mediterraneo orientale che probabilmente includevano schiavi e soldati trasferiti attraverso l'Impero Romano; l'altra nell'Alto medioevo, identificata con la diffusione di antenati dell'Europa settentrionale nella penisola in seguito al crollo dell'Impero romano d'Occidente. "Questo cambiamento genetico - afferma Johannes Krause, direttore del Max Planck Institute per l'evoluzione antropologica - descrive chiaramente il ruolo dell'Impero Romano nello spostamento delle persone su larga scala in un momento di maggiore mobilità socioeconomica e geografica". "L'Impero Romano - afferma Cosimo Posth, docente all'Università di Tubinga e Centro Senckenberg per l'evoluzione umana e il paleo ambiente - sembra aver lasciato un contributo duraturo al profilo genetico degli europei meridionali, colmando il divario tra le popolazioni europee e del Mediterraneo orientale sulla mappa genetica dell'Eurasia occidentale" Fonte ANSA
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