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 Miti dei Popoli Italici ... ::
 
  Domenica, 17 Febbraio 2013 - 01:10 :: 62927 Letture

MITI DEI POPOLI ITALICI: VIAGGIO TRA RIETI, CITTADUCALE ED AMITERNUM. I LUOGHI DELLE ORIGINI SABINE E DI SAN VITTORINO.
 
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Commenti
N° 195 - giuseppe ha scritto::
Ago-’13
28

Arrivano i tedeschi per salvare Pompei: pronti dieci milioni e un mega progetto Disponibile anche un team di esperti. In campo docenti e ricercatori dell'università di Technische di Monaco e del Fraunhofer di Stoccarda Fonte: di ANTONIO FERRARA Lo leggo dopo Parlerà tedesco la salvezza di Pompei. Con 10 milioni di euro e con un team superspecializzato di professori e ricercatori della Technische Universität di Monaco di Baveria e dell'istituto Fraunhofer di Stoccarda, la Germania corre al capezzale della città romana e mette in campo un robusto programma decennale di restauri e di ricerca sui materiali antichi da utilizzare per la conservazione del sito vesuviano. "Conservare Pompei per l'eternità", "Sottrarre Pompei al secondo seppellimento" gli slogan usati dai ricercatori bavaresi per sintetizzare il senso di un progetto internazionale, che vede scendere in campo il top della scienza tedesca: da un lato il Fraunhofer, il più grande centro di ricerca tecnica d'Europa, una corazzata di tecnologia e innovazione, 22 mila dipendenti, finanziata dall'industria tedesca, oltre che dal governo federale e dai land, con l'Istituto per la fisica delle costruzioni, l'Ibp che ha sede a Stoccarda; dall'altro la Tum, Technische Universität München, l'università numero 1 in Germania secondo la classifica annuale stilata a Shanghai. Progetto definito, saranno inizialmente oltre una cinquantina gli esperti impegnati a Pompei. Il "Pompei Sustainable Preservation Project", il Progetto Pompei per la conservazione sostenibile, sarà sviluppato in dieci anni, partenza estate 2014. Terzo promotore del progetto è l'Iccrom, il centro studi per il restauro affiliato all'Unesco, che ha sede a Roma. Partner italiano è il Cnr che partecipa con l'Ibam, l'istituto per i beni archeologici e monumentali di Catania. "L'idea di fare qualcosa per Pompei - racconta Ralf Kilian, capo del settore restauro del Fraunhofer - venne dieci anni fa a me e all'archeologo Albrecht Matthaei mentre lavoravamo nella città romana e vedevamo le rovine disgregarsi sempre più. La cattedra di restauro della Tum di Monaco e il professor Emmerling potranno introdurre nuovi concetti per la conservazione di Pompei". Gli istituti coinvolti collaboreranno con la Soprintendenza per i beni archeologici di Pompei e l'Istituto superiore per la conservazione e il restauro, per far divenire Pompei un centro di ricerca sulla conservazione dell'architettura antica. Il programma coinvolge anche la School of geography and environment dell'Università di Oxford, il Dipartimento di storia antica dell'Historicum della LudwigMaximiliansUniversität Munchen (Lmu Munchen), il Deutsches Archäologisches Institut (Dai) di Roma e l'Università di Pisa. "Dobbiamo curare questa eredità - ha spiegato Klaus Sedlbauer, direttore del Fraunhofer - non soltanto per conservare l'antico, ma anche per sviluppare il nuovo". Il programma dei lavori prevede di intervenire in maniera completa su un'intera insula di Pompei. Si opererà in maniera esemplare, con un restauro radicale, dai giardini fino alle coperture, affrontando il problema delle acque piovane e sperimentando l'utilizzo di malte antiche, adatte a resistere e a garantire condizioni di conservazioni ottimali nel tempo. "Oltre al restauro a regola d'arte e alla messa in sicurezza duratura degli edifici antichi - spiega il professor Erwin Emmerling della Tum di Monaco - il team vuole sviluppare strategie e metodi innovativi per prevenire un ulteriore decadimento. Questo significa anche creare nuovi sistemi per edifici di protezione, e costruirli tutelando sia le rovine, sia i visitatori, nonché allestire aree verdi compatibili con il valore storico degli giardini antichi". Oltre al team di archeologi e restauratori che sarà impegnato tutto l'anno, dal 2015 è prevista la nascita di una summer school per formare sul campo 510 persone all'anno. I partner del "Pompei Sustainable Preservation Project" sono alla ricerca di una società di raccolta sponsor o di un mecenate che garantisca la prosecuzione negli anni del programma di restauri. "Con questo intervento - racconta il referente italiano del progetto, Daniele Malfitana, direttore dell'Ibam Cnr - una nuova generazione di ricercatori e restauratori provenienti da diversi paesi si confronterà con gli esperti del settore e le best practices messe in campo per Pompei potranno così essere impiegate in altri siti nel mondo".
N° 196 - giuseppe ha scritto::
Ago-’13
30

Piana di Monte Verna. Sul ritrovamento archeologico interviene l’esperto Pubblicato da clarus su28 agosto 2013 La novità non sono i resti romani, ma quelli risalenti all’età del bronzo La Redazione - Ieri mattina il ritrovamento a Piana di Monte Verna di alcune tombe romane ha immediatamente destato l’attenzione di cittadini e media locali. Abbiamo chiesto un approfondimento al dott.Antonio Salerno, funzionario responsabile di zona per gli Uffici archeologici sia di Alife che di Calvi Risorta della Sovrintendenza per i Beni Archeologici di Salerno, Avellino, Benevento e Caserta. Un modello di tomba romana con copertura a tegoloni simile a quelli rinvenuti a Piana di Monte Verna La scoperta particolare, nel caso di Piana, riguarda non tanto i resti delle tombe quanto di frammenti ceramci risalenti all’età del bronzo, per l’esattezza al 1500 a.C. e sarebbe la prima volta sul territorio. “Per quanto riguarda l’area interessata, siamo poco distanti da una cisterna romana rinvenuta tempo fa a Piana di Monte Verna – ha spiegato Salerno. L’attuale ritrovamento – tra l’altro casuale – conferma sul posto la presenza di una villa rustica romana riservata allo sfruttamento agricolo del territorio. In questo caso, le tombe collocabili tra II e III sec. – continua il funzionario – facevano parte di una piccola necropoli sita nella “proprietà” della villa”. Attualmente i tegoloni che ricoprivano i cadaveri e il resto del materiale recuperato è stato depositato presso gli uffici della Sovrintendenza di Calvi Risorta che detiene la competenza sul territorio di Piana di M.V. Le campagne del territorio “ospitano” ancora numerosi reperti simili: ogni ritrovamento è bene segnalarlo alle autorità competenti al fine di garantire lo studio e la ricerca, la conservazione e il valore della Storia.
N° 198 - giuseppe ha scritto::
Ago-’13
31

Grande scoperta archeologica: a caccia sui nostri Appennini 30mila anni fa - SELCI DI DIASPRO ROSSO RITROVATI DA UN GRUPPO DI STUDIOSI NEI DINTORNI DI CASSIMORENO. I PIÙ ANTICHI DELL'ARCO APPENNINICO Ferriere (Piacenza) - Reperti archeologici che testimoniano come 30mila anni fa sui nostri Appennini si sarebbe insediato un accampamento di cacciatori. E’ il frutto di una importante e sorprendente scoperta avvenuta nei giorni scorsi nei dintorni di Cassimoreno, frazione di Ferriere, sulla tratta di sentiero che va da Cassimoreno alle Pianazze (all’altezza di Piovesello). Un gruppo di archeologi che fa capo all’Università di Ferrara si è imbattuto nei resti di una particolare roccia denominata Diaspro Rosso che, sulla base delle prime informazioni raccolte, sarebbero riconducibili alla presenza, nelle Preistoria, di insediamenti di cacciatori nomadi in mezzo ai ghiacciai. Essi avrebbero usato frammenti di roccia come arnesi da caccia o strumenti per la lavorazione delle carni e delle pelli. Tramite la tecnica del radiocarbonio è stato accertato che i reperti risalirebbero a circa 30mila anni fa: finora non si erano mai trovati sull’intero arco appenninico reperti così antichi. A seguito di questo primo saggio, gli archeologi, grazie alla concessione del Ministero per i beni ambientali e culturali, e al sostegno del Comune di Ferriere e del museo di Storia naturale di Piacenza, proseguiranno il loro lavoro anche nei prossimi due anni.
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