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 PROSSIMO EVENTO. La pagina presenta l'evento più prossimo cui parteciperà CUORE SANNITA ::
 
  Lunedì, 25 Novembre 2019 - 16:58 :: 13621 Letture


2/3 Luglio 2022: tra Toscana e Lazio (terre di Etruschi)

 

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L’evento è subordinato all’evolversi dell' emergenza Covid ed alle disposizioni relative. 

 

 

 

 







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Commenti
N° 3876 - giuseppe ha scritto::
Mag-’22
19

EVENTI PUGLIA 19-21 MAGGIO “Le Città invisibili. Remote e Proximal Sensing in Archeologia: metodologie non invasive per lo studio della città antica 3° Convegno Internazionale di Archeologia Aerea 19 – 21 maggio 2022 Lecce – Museo Castromediano Info: AAerea2022@gmail.com www.archeologia-aerea.it
N° 3877 - giuseppe ha scritto::
Mag-’22
19

5 Giugno 2022: ALTILIA e SAIPINOM (con Matese Nostrum) Partenza da Piedimonte Matese, Largo Brecci, alle ore 7.30 di domenica 5 Giugno. Ai piedi del Monte Cila e delle fortificazioni sannitiche che lo cingono, con all’orizzonte la città romana, per una nuova escursione nel territorio degli antichi Pentri; quindi Castello del Matese con l’intento di percorrere, come in un viaggio nel tempo, la strada che ci separa dalla antica Saipinom coprendo, in pochi chilometri, una storia di oltre venticinque secoli che partendo dai poligonali alla base del castello posti di fronte ai poligonali, più estesi, del Monte Cila condurrà, attraverso Capo di Campo e la sella del Perrone, a Saipinom la Sepino dei Sanniti. Dopo 54 Km e un’ora di viaggio, giungeremo ai piedi della collina di Terravecchia ove, lasciate le auto, proseguiremo verso SAIPINOM che conserva tratti delle antiche MURA in opera poligonale, resti delle porte e la ben conservata POSTIERLA DEL MATESE. Il primitivo centro indigeno di SEPINO, sorse sulla cima di una collina, in territorio Pentro in un’area compresa sostanzialmente tra il fiume Tammaro, il Matese, ed il tratturo Pescasseroli - Candela. Pur essendo i ruderi di questa mitica città sannita rimasti sempre visibili, la loro impervia ubicazione, a quasi mille metri d’altezza, comportò che si dovette attendere il 1926 per la prima segnalazione scientifica al riguardo, redatta dal Maiuri. Nell’estate del 1943 si avviarono i primi scavi e solo nel 1961 venne allestita una vera e propria campagna di scavi, sia pure modestissima ed epidermica, in una località che ancora oggi la località è difficilmente raggiungibile pure dai fuoristrada. Eppure è la famosa Saepinum citata da Livio come esempio dello sprezzante valore dei Sanniti, uno dei rari centri sicuramente identificati, per di più una delle pochissime città di Pentri, ovvero di urbanizzazione in epoca preromana. SEPINO, la italica Saepinom (o Saepinum o Saepinom), arroccata su un erto sperone a quota 953 metri d’altezza a dominio del fondovalle ed a sbarramento di uno dei valichi del Matese, presenta una cinta muraria, estesa per circa 1500 metri ed a forma trapezoidale, che rispecchia esigenze di ordine tattico essendo particolarmente rafforzata sul lato sud-ovest dell’acropoli in corrispondenza del valico di quota 934. Il tratto più interessante e meglio conservato è quello in cui si aprono la postierla del Matese e la Porta dell’Acropoli che assieme a quella del Tratturo sono le porte principali, attraversate da una strada da cui dipartiva un tronco per la postierla del Matese. La cinta presenta due cortine poligonali terrapienate con il primo terrapieno avente una altezza tra i 2.50 ed i 3 m, assai profondo. Le due terrazze dei terrapieni, la prima forse rinforzata da una palizzata, costituivano una fascia fortificata difficilmente superabile per la concentrazione di difensori nel punto più pericoloso. La difesa sul lato nord-orientale - delimitato da un salto roccioso -, avveniva invece probabilmente attraverso un aggere ed un fossato, mancando ivi le mura. Le mura si possono datare al IV sec. e, proprio la sostanziale conservazione delle stesse, rende possibile definire la logica insediativa sannita. Terravecchia controlla l’unica via di accesso che dalla piana sale ai pascoli del Matese e la collocazione a mezza costa rivela la funzione del sito che è propria di altri centri, come ad esempio Bovianum. Saepinum è un toponimo che riflette concrete dimensioni culturali e topografiche di organizzazione territoriale, riconducibile etimologicamente a sepio (recingo), ad indicare l’esistenza di un’area, di un sito recintato che non è tanto una cinta d’altura difensiva, quanto un recinto capace di creare un rapporto economico e sociale continuativo con le comunità vicine. Quindi un recinto che divenuto ricovero di greggi, scalo e polo di mercato può trovare allocazione solo in pianura, dove il terreno e l’incrocio di strade favoriscono e moltiplicano le occasioni d’incontro e di scambio. In sostanza l’area di quella che poi sarà la Saepinum Romana.. Sul monte, sull’altura di Terravecchia, è l’arce, profilo consueto, nobilitata semmai dall’estensione della cinta e dal costituirsi al suo interno di un abitato stabile. Viene così ulteriormente dimostrata l’ipotesi che i centri difensivi erano pertinenza e quindi filiazione dei villaggi e non viceversa e restavano punti di convergenza nel pericolo. Dopo la pausa pranzo visiteremo la romana Saepinum, costruita a valle lungo il tratturo che ancora oggi attraversa l’area archeologica di Altilia (dal nome di un villaggio di età longobarda). La cinta muraria presenta la classica forma quadrangolare a quattro porte ed è rinforzata da torri circolari distanti 100 piedi (tra loro). Mentre alcuni edifici ed una fullonica (lavanderia e tintoria) sono databili al II sec. a. C., la maggior parte di quanto oggi è visibile data all’età augustea. Ben conservato è il teatro, a ridosso delle mura a nord, accessibile attraverso la “postierla” del TEATRO, ovvero una porta minore. Alcuni edifici rurali, costruiti nel XVIII sec., insistono sull’area del teatro, tra cui quello adibito ad “antiquarium”. Ben conservato il FORO, su cui affacciano edifici pubblici e religiosi come la BASILICA di cui è ben visibile il colonnato ed alle cui spalle si trova il MACELLUM. La città romana presenta tre edifici TERMALI (uno presso il foro, uno presso la porta di Terravecchia ed il terzo presso la porta di BOIANO) e la bella FONTANA del GRIFO. La CASA “dell’IMPLUVIO SANNITICO”, classico edificio privato di epoca romana, deve il nome al ritrovamento di un impluvio in terracotta con mattonelle romboidali incise da lettere osche. La NECROPOLI, situata fuori le mura, presenta il MAUSOLEO di ENNIO MARSO, una tomba a tumulo, e la TOMBA dei NUMISI, classica tomba ad ara. In località Cantoni è presente un AREA SACRA (detta di S. Pietro a Cantoni, forse per la presenza di una chiesa più tarda) cinta da possenti mura a forma irregolarmente triangolare con all’interno un tempio dotato di pronao, cella e colonne con capitelli dorici. Probabilmente dedicato a Mefite (divinità della maternità, della fertilità, dei pascoli, delle messi, degli armenti) il tempio è sorto su una struttura più antica, risalente ad almeno il IV sec. a. C, ed aveva varie funzioni tra cui quella cultuale (il rinvenimento di statuette di Ercole indica la molteplicità dei culti), mercatale, di assemblea, di luogo per custodire i beni della comunità, luogo di sosta, incontro ed anche di rappresentazioni e spettacoli in onore della divinità. Le fasi alterne del tempio (abbandono per Altilia romana) hanno una sorta di rinascita quando il tempio italico viene sostituito da una chiesa cristiana che riutilizza parti dell’antica struttura che vive fino al VII sec. L’escursione permetterà di approfondire la storia degli insediamenti preromani e romani in area Pentra attraverso il ritorno in area sepinate. Matese Nostrum ci illustrerà i luoghi sotto l’aspetto floreale e faunistico con particolare attenzione alle orchidee spontanee. Curiosità: un brano di Livio tratta della conquista (293 a.C.) di Sepino nella III guerra sannitica. …nec obsidio sed bellum ex aequo erat; non enim magis se samnites quam armis ac viris moenia tutabantur.. Itaque ab ira plus caedis editum capta urbe:septem milia quadrigenti caesi, capta minus tria milia hominum “non era vero assedio, ma piuttosto un combattere a parità di condizioni, perché i Sanniti più che difendere se stessi dietro le mura, difendevano queste con uomini e con armi…. perciò presa la città, il furore portò ad una strage maggiore: settemila furono gli uccisi, meno di tremila i prigionieri ..” Sicuramente diecimila abitanti erano eccessivi per la cittadina ma di certo con essa cadde la resistenza organizzata del Matese: la strage però diviene plausibile in tale ampliamento prospettico. Il TERRITORIO che andiamo ad analizzare è un continuum storico – archeologico compreso tra il versante tirrenico e quello adriatico del Matese con la piana del lago: residuano LE PERTINENTI STRUTTURE MURARIE LEGATE ALL’AREALE di QUESTE TERRE che ERANO CARATTERIZZATE DA TRATTURI CHE SEGNAVANO I PAESAGGI DI FONDOVALLE Più AGEVOLI PER UOMINI E GREGGI, PERFETTAMENTE FUNZIONALI AD UN TERRITORIO DALLA MORFOLOGIA ACCIDENTATA COME QUELLO APPENNINICO ( E MATESINO). TALI antichissime vie di transito erano esistenti certamente prima di essere codificate dalla legislazione romana (calles pubblicae) e rappresentarono un FATTORE DI IMPULSO PER LA VITA E L’ECONOMIA DELLE POPOLAZIONI LOCALI, orientandone le forme di utilizzo del territorio. *l’insieme dei tratturi, ancora in parte leggibili ai nostri giorni, costituisce l’ossatura più antica del sistema DEI TRAFFICI, CONTATTI COMMERCIALI, E RAPPORTI POLITICI CHE FAVORI’ NEL SANNIO L’INTRECCIARSI DI ASPETTI CULTURALI DI DIVERSA ORIGINE. Il ns. tracciato da Alife, percorrendo la Via Vecchia passa a Pretemorto (passo di Miralago) ed arriva alla sella del Perrone fino alla piana di Bojano (capitale dei Pentri) ed a Sepino ed a Campochiaro (area sacra) incrociando il tratturo Pescasseroli – Candela, congiunge(ndo) il versante tirrenico a quello adriatico del Matese. Sembra di vederla la valle antica, ricca di acque, coi pochi gruppi insediati ora sulle rive del fiume, ora più in collina, ora intenti a forme, pur secondarie di agricoltura, ognuno (dei gruppi) secondo le varie attività necessarie alla vita quotidiana ed al relativo sostentamento. A Castello del M., le mura sannitiche su cui, in epoca medievale, viene alzato il castello. Tali fortificazioni unitamente a quelle del Cila avevano la funzione di sbarrare il cammino da e verso la capitale. A S. Gregorio Matese un’ area adibita a necropoli. Alla piana del Lago Capo di Campo, a quota 1037 s.l.m., sito posto lungo il Regio tratturo - largo in tal punto circa 55 metri (massima ampiezza nel Matese casertano), a ricalcare un più antico sentiero. Il sito copre un’area di 1000 mq., caratterizzata da tre distinte fasi edilizie in un arco temporale tra età sannitica e tardo - imperiale romana (sec. II a.C./ IV d.C.). con i resti di un edificio pubblico, probabile santuario certamente attivo nel II sec. a.C., come testimoniano i bolli in osco che richiamano il “meddix” della famiglia dei Papiis di Boiano. L’edificio è reimpiegato dai romani per farne un “saltus estivo”, ovvero un edificio funzionale all’allevamento transumante come denotano i resti (pesi da telaio, stadere, scoli) degli ambienti volti alla lavorazione ed alla trasformazione del prodotto. Ritorno in serata di domenica dopo colazione al sacco. Gli escursionisti potranno partecipare anche solo parzialmente in quanto l’escursione, da considerarsi per EE per la parte relativa a Terravecchia, è Turistica nella parte romana. Consigliato, in ogni caso, abbigliamento comodo. Alcune indicazioni su percorso, soste, potrebbero subire variazioni. Adesioni entro il 2 Giugno contattando www.cuoresannita.it; Cuore Sannita Facebook oppure Giuseppe 380 1874732, oppure Matese Nostrum Facebook
N° 3879 - giuseppe ha scritto::
Mag-’22
21

EVENTI FIRENZE 21 MAGGIO “Visita al Museo e Istituto Fiorentino di Preistoria e al Museo Casa Buonarroti” 21 maggio 2022 – ore 10 Firenze – Appuntamento al Museo di Preistoria (Via dell’Oriuolo 24) info: info@museiwelcomefirenze.it www.museiwelcomefirenze.it/2022/04/04/arti-e-scienze-2/
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