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Sabato, 02 Aprile 2011 - 17:32 :: 135064 Letture
Il resoconto della escursione compiuta il 13 marzo u.s. (continua)
E’ una nuvolosa giornata invernale, la pioggia incombe, cerchiamo di contattare uno del gruppo; manca, lo ritroveremo più avanti*. La collina è sempre verdeggiante, come le montagne circostanti e degrada verso una ampia pianura ricca di corsi d’acqua. Siamo in appennino centro meridionale, in lontananza si scorgono delle chiazze bianche, stavolta di neve, non è strano. Gli inverni sono da noi piuttosto rigidi e non è difficile trovare sulla parte alta dei rilievi chiazze di neve sino a tarda primavera.
E’ il 13 marzo 2011 ed iniziamo a ripercorrere a ritroso nel tempo la nostra storia. Novelli Benjamin Button, ci inerpichiamo per la moderna S.P.331 in direzione Castello del Matese, attraversando in un colpo solo duemilacinquecento anni di storia. La moderna cittadina di Piedimonte Matese è sotto di noi, sulla parte alta il borgo medioevale. Sul Cila i poligonali dei Pentri rievocano il ricordo della Allifae sannitica. Attraversiamo l’abitato di Castello del Matese ed anche qui ai piedi della torre risalta la stratificazione sannitica (del basamento), medievale (della parte superiore e delle torri), indi gli abitati della nostra contemporaneità (articolo intero)
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Eccezionale scoperta in Molise: trovato un resto fossile dell’uomo più antico d’Italia Dopo 36 anni di indagini sistematiche nel sito paleolitico di Isernia La Pineta, la scoperta tanto attesa: un dente umano, un incisivo da latte di un bambino di circa 5-6 anni. Lo straordinario reperto, associato a resti faunistici e litici, viene rinvenuto in uno dei livelli archeologici che compongono la complessa stratigrafia del sito che, in base alle più recenti datazioni radiometriche, risulta ascrivibile a circa 600.000 anni fa. Un tassello importante non solo perché viene ad apportare un ulteriore elemento di interpretazione ad un sito già ampiamente noto a livello nazionale ed internazionale per la ricchezza e significatività della documentazione archeologica, ma anche perché, allo stato attuale delle ricerche, tale resto umano è da considerarsi il più antico rinvenuto nel territorio italiano. In base ad alcune caratteristiche morfometriche e alla sua attribuzione cronologica, il reperto può essere verosimilmente attribuito a Homo heidelbergensis, l’antenato di Homo neanderthalensis, attestato in Europa a partire da circa 600.000 anni fa. Il dente umano di Isernia, che va ad aggiungersi ad un ristretto numero di reperti della stessa cronologia rinvenuti in Europa, mostra dei caratteri peculiari rispetto agli altri coevi e consente di far luce sulla variabilità di Homo heidelbergensis. Del lavoro svolto va dato merito all’equipe di ricerca del prof. Carlo Peretto, dell’Università degli Studi di Ferrara (concessionario da parte del MIBACT degli scavi archeologici di Isernia La Pineta), composta da Marta Arzarello, Julie Arnaud, Ursula Thun Hohenstein, Benedetto Sala, Claudio Berto, Rosalia Gallotti, Carmela Vaccaro e dai due molisani Giuseppe Lembo e Brunella Muttillo, unitamente al contributo di professionalità afferenti ad istituzioni e università italiane (Giorgio Manzi, Università di Roma La Sapienza; Jacopo Cecchi-Moggi, Università degli Studi di Firenze; Mauro Coltorti, Università degli Studi di Siena) e straniere (Sébastien Nomade, Alison Pereira, Christophe Falguères, Jean-Jacques Bahain, Dominique Grimaud-Hervé). Fonte ArcheoMolise
ULTIMI CACCIATORI PREISTORICI. A Mondeval de Sora, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, un grande masso erratico ha conservato le testimonianze dei gruppi di cacciatori-raccoglitori che durante il Mesolitico si spingevano sulle alte quote delle montagne per le stagionali battute di caccia. Di uno di questi uomini è stata ritrovata anche la sepoltura intatta espressione di un culto dei morti che nel VII millennio a.C. aveva già raggiunto una complessa ritualità. Fonte Archeologia Viva
Quella ignota virtù dei molisani…. la virilità attraverso i secoli LARINO. Il più antico papiro esistente (dunque il primo “libro” che sia stato “diffuso”) è quello detto di Prisse, scritto 2.000 anni a.C. sotto la V Dinastia dei Faraoni. Giuseppe Fumagalli, che ebbe a decifrarlo, affermò che contiene un trattato morale auspicante la palingènesi delle virtù trapassate. Praticamente quelle non rimpiante dai nostri uomini politici, ben lontani (con talune eccezioni!) da certe virtuose pratiche gestionali d’amministrazione. Or bene, in una Nazione in cui Moravia pubblicò un romanzo (“Io e lui”), in cui si lasciò prendere la mano dal secondo pronome, finendo col dare la parola ad una parte di sé che gli sarebbe dovuta servire a ben altro, diventa giusto vantare il rècord attribuito ai Molisani dalla rete grazie ad una mappa che farà discutere sia i normo che i superdotati. Il fatto curioso è quello che, ancora oggi, i Leghisti sostengono – autoreferenzialmente – di avercelo duro solo loro, mentre “internet” sostiene che siano i “terroni” a detenere il primato delle “lunghezze”, in tandem con l’Umbria. Addirittura si parla di 17-18 cm con una distribuzione che varia da Nord a Sud. Per esempio, nel Lazio e nell’Abruzzo, la media si aggirerebbe intorno ai 16-17, come nell’Emilia-Romagna e nella Valle d’Aosta. In Sardegna, Toscana e Marche si scenderebbe già sui 15-16 mentre i più inguaiati sarebbero i Friulani ed i Giuliani (13-14). La sorpresa autentica verrebbe dai Molisani (primi in Italia!), riconosciuti tra gli esemplari maggiormente dotati in grazia della “spaventosa” media raggiunta: 19 cm. Roba che manco nell’Africa nera dei films porno. Sia pure chiedendoci chi abbia potuto provvedere alla effettiva misurazione di certe delicate virtù nascoste, non può sottacersi che la notizia farà scalpore, soprattutto oggi che si vive in un mondo globalizzato che, in certe situazioni, predilige anche il “rovescio”. Di questioni “collaterali” si è sempre parlato, già secoli addietro. Leggi la storia dei matrimoni religiosi tra uomini (che però non riguarda il Molise, “virtuoso” in altro senso). Le prime notizie al riguardo cominciarono a pervenire dall’Olanda, poi dalla Danimarca e dagli Stati scandinavi. Basterebbe leggere a tale proposito una lettera del 1581 di Michel de Montaigne per apprendere che certi Portoghesi avevano fondato a Roma, ancor prima di quell’anno, una strana Confraternita ospitata nella Chiesa di San Giovanni, a Porta Latina: “Si sposavano tra maschi alla Messa con le stesse cerimonie che noi usiamo per il nostro matrimonio; facevano comunione insieme; leggevano lo stesso nostro Vangelo nuziale e poi dormivano ed abitavano uniti. Poiché il matrimonio rende legittima l’unione tra maschi e femmine, a quegli astuti personaggi era parso che anche la loro unione sarebbe divenuta legittima se consacrata dalle cerimonie dei riti della Chiesa”. Il ragionamento pareva ineccepibile; ma, ciò nonostante, rivela Montaigne, “furono bruciati 8-9 Portoghesi di codesta bella setta”. A parte certe anomalie, della innominabile “virtù” oggi ascritta ai Molisani aveva cominciato a narrare, nel ‘500, Poggio Bracciolini (sia pure riferendola ad altre regioni), facendo ridere persino i Padri del Concilio di Costanza alla lettura delle sue “Facezie”. Raccontava che un giorno giunse a Venezia un ciarlatano che aveva preso ad esporre un’insegna su cui figurava dipinto un grosso “affare” suddiviso in quattro legature. Qualcuno domandò cosa mai potesse significare la distinzione; e l’imbroglione affermò trattarsi della riproduzione del suo “affare” che era di tal natura da riuscire a procreare dei mercanti col primo quarto, dei soldati col secondo, dei capitani con il terzo ed addirittura dei Papi con l’ultima parte. Naturalmente l’eventuale cliente avrebbe dovuto assoggettarsi all’esborso di una tariffa proporzionata al grado dei figli desiderati. L’ascoltatore credette a tutto quanto gli era stato riferito senza rèmore. Avendo problemi di discendenza, invitò il ciarlatano in casa (avutone l’assenso della moglie) e si accordò per la procreazione di un “economico” soldato. Quando quello doveva porsi all’opera, il marito fece finta di andarsene ma si nascose dietro le cortine del letto per saltar fuori al momento dell’”introibo”, dando una spinta nelle reni del procreatore. ”Per i Santi Evangeli di Dio – esclamò – te l’ho fatta. Questo riuscirà sicuramente un Papa!”. Fonte termoli online.it
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