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 Prossimo Evento - TREBULA e CUBULTERIA 22 NOVEMBRE ::
 
  Sabato, 05 Maggio 2012 - 18:10 :: 31942 Letture



TREBULA e CUBULTERIA 22 NOVEMBRE

Nota: TREBULA e CUBULTERIA 22 NOVEMBRE
Partenza dal Largo Brecci di Piedimonte Matese, provincia di Caserta, alle 08.30 in direzione Treglia di Pontelatone. Dai piedi del Monte Cila attraversata la piana alifana giungeremo a DRAGONI (il CASTELLO si eleva sui resti delle mura sannitiche della antica KUPELTERNUM ovvero la Cubulteria sannitica) per iniziare la salita verso Maiorano di Monte. Sulla destra, salendo, balzano agli occhi, in modo evidente, i blocchi di calcare e le linee di erosione presenti sugli stessi; si è in presenza della stessa materia di cui si servivano i nostri antenati per preparare i conci necessari alle strutture murarie. Colpiscono la imponenza dei blocchi ed al tempo stesso la modellabilità della materia che li compone; alcuni blocchi sembrano pronti per essere montati. Sul Colle SUOGLIO una serie di terrazze su diversi livelli ed abbondanti resti fittili indiziano la presenza di un abitato e/o di una necropoli di cui le mura erano pertinenza. Inquadramento storico geografico della Kupelternum sannitica.
Ridiscendendo verso Pontelatone, dopo 30 Km., giungeremo in località Casale di Treglia ove, in alto a destra appare un imponente tratto di mura megalitiche.
Ancora una volta, percorrendo vie anticamente seguite dai nostri progenitori raggiungeremo un sito incantevole: le vestigia dell’antica Trebula, la romana T. Baliniensis o Balliensis il cui nome, con ragionevole probabilità, va interpretato come casale o nucleo di case sparse. A destra, in alto, un grosso muro in opera poligonale risale il colle Monticelli. A sinistra, un serbatoio di raccolta delle acque in opera laterizia (castellum aquae).
Abbandonata la strada principale, si svolta a destra per parcheggiare nei pressi di un impianto termale di chiara impronta romana, essendo stata Trebula sannitica e poi romana sin dal IV ° secolo a.C. (presa nel 305 a.C., schieratasi con Annibale e ripresa dai romani nel 215 a.C. -Fabio Massimo-) come città foederata e poi municipium. Numerose iscrizioni hanno dimostrato che la città fu alleata di Roma sino alla età tardo imperiale.
Nell’area, oggetto di lavori di restauro circa quindici anni addietro, spiccano l’area centrale destinata a spogliatoio o raccolta (Apoditeryon), il Frigidarium – bagno freddo - che conserva ancora una parte del rivestimento marmoreo dell’epoca ed il Calidarium – riservato al bagno caldo-. Colpisce la presenza delle condotte dell’aria calda, con le tubazioni relative in terracotta ed i pilastrini per il passaggio dell’aria. Secondo alcuni studiosi il termine Balliensis deriverebbe dalle stesse terme.
Siamo all’ombra del Montemaggiore in un’area pianeggiante ove in vari periodi sono stati condotti degli scavi. La stradina la taglia a metà: a sinistra l’area archeologica più ricca con un teatro, il foro, varie porte, alcune tombe; a destra, oltre la parte consistente delle terme e la strada basolata, un muraglione che risale il colle sino ad una altezza di circa 477 metri, ovvero la parte apicale, per ridiscendere disegnando una forma trapezoidale. All’interno della cinta muraria, sulla parte alta della collina, si leggono altri tre linee di fortificazione in poligonale, a difesa dell’acropoli. L’insediamento termina, come spesso accade nel caso degli italici, su una verticale ed inaccessibile parete di roccia in parte aggettante su un vallone.
Treglia è situata a ridosso dell’agro campano ed attraverso antiche strade ha permesso sin da tempi risalenti il collegamento con la piana di Alife ed i Monti del Matese sede di massicci insediamenti sannitici. La stessa posizione, la naturale conformazione, la quota non elevata, la vocazione viaria del luogo ne determinarono l’insediamento e attraverso lo sviluppo di contatti culturali e commerciali con i vicini laziali, campani e sanniti, ne accrebbero dimensioni ed importanza.
La prima campagna di scavo, per quanto ci è dato sapere, fu condotta dall’ambasciatore inglese lord Hamilton che ritrovò, tra l’altro, una tomba tufacea (a cassa) del tipo sannitico il cui corredo è al British Museum di Londra ed indizia un insediamento di genti piuttosto ricche che usavano accanto alle locali anfore ed ai vasi di bucchero, pure vasi greci di pregevole fattura; i contatti con Capua, etrusca e poi greca, dovevano essere frequenti stante la vicinanza. Una riflessione: proprio l’esame di alcune tombe sannitiche ritrovate nel pianoro la Corte, ai piedi dell’acropoli ed all’interno del circuito murario, hanno fatto ritenere da taluni che il primo insediamento non si trovasse nel pianoro ma sulla zona sommitale (I Sanniti non solevano seppellire i morti all’interno dell’abitato); successivamente si ritenne opportuno cingere (di mura pure) il pianoro allorquando l’insediamento abitativo si estese nello stesso. Del resto la forma della cinta muraria è alquanto originale rispetto agli altri siti sannitici.
Percorrendo il perimetro delle mura, sia dell’acropoli che a valle, veniamo colpiti da un’altra particolarità: l’elevato numero di porte (tre) e postierle (cinque) oltre quella più rilevante, una porta monumentale portata alla luce dagli ultimi scavi che hanno interessato l’area nell’ambito di un interessante progetto di recupero. Tale imponente porta (h. 3,30), di forma trapezoidale e coperta da blocchi monolitici, immette in un corridoio costituito da grossi blocchi tufacei e chiuso da una contro-porta. Ricorda, unitamente alle imponenti mura ciclopiche entro cui permette l’entrata, altre porte imponenti come quelle di Arpino e Segni, tutte recanti impronta micenea (come la più nota porta dei Leoni di Micene), rievocando una delle prime ondate migratorie che hanno segnato i nostri territori.
All’interno dell’area fortificata a valle risaltano i segni della influenza romana: foro, teatro, terme, abitazioni, che paiono ascrivibili alla fase municipale. Nell’area antistante la grande porta insistono delle tombe, tufacee. Una, anzi, è tagliata dalla stessa porta.
I conci, nella parte del pianoro, appaiono in gran parte bianchi quasi come in origine al tempo della loro posa. Il sentiero che dall’interno del circuito poligonale si inerpica verso la sommità del monte permetterà di visionare le altre cinte interne ed ammirare le numerose postierle.
I rilievi circostanti ospitavano altri punti di avvistamento e di controllo del territorio che, specularmente, permettevano di prevenire le mosse di eventuali assalitori, soprattutto dopo la deduzione di una colonia romana a Cales. In località Morretiello una piccola cinta controllava la strada verso Capua ed analoga funzione avevano quelle su monte Castello e monte S. Erasmo. La stessa posizione di Trebula permetteva il controllo di un valico lungo la strada che tagliava i monti Trebulani.
Le rocche in rari casi, e probabilmente Trebula nel suo periodo più antico, ospitavano degli insediamenti abitativi, una sorta di urbs, come la Sepino sannitica. L’acropoli si trova a nord del pianoro che è fortemente urbanizzato.
Lo spettacolo delle imponenti mura è affascinante. Inoltre, ed è questo l’aspetto che rende Trebula un insediamento fondamentale per la conoscenza dell’area -, portata parzialmente alla luce-, è da considerarsi uno scrigno della cultura italico-sannitica. Infatti, trovandosi l’insediamento per buona parte in pianura, come può agevolmente verificarsi da una visita in loco, è unico rispetto agli altri siti sannitici posti perlopiù a monte, e che perciò hanno subito il dilavamento pressoché totale dello strato archeologico che, a Treglia si è conservato per alcuni metri in altezza ed attende di essere indagato per portare alla luce altri tesori.
Ritorno nel pomeriggio dopo colazione al sacco (a Trebula o nell'area pic nic di Dragoni, secondo meteo e presenze).
L’escursione è da considerarsi turistica, pur se la parte in acropoli (a Trebula, facoltativa) presenta maggiore difficoltà. Consigliato abbigliamento comodo ed adatto.
Adesioni entro il 15 Novembre contattando www.cuoresannita.it; Cuore Sannita Facebook oppure Antonio 3683860644 - Carolina 3479401711.
In caso di rilevante numero di partecipanti è prevista la possibilità di effettuare le escursioni in autobus o minibus. Pertanto è gradita, per esigenze organizzative, una prenotazione entro il termine ultimo del 15 Novembre.


Per INFO ww.cuoresannita.it - 368 3860644 – facebook cuore sannita associazione culturale. Adesioni entro 2 gg. prima degli appuntamenti.
Il programma è in aggiornamento ed è, quindi, suscettibile di modifiche anche in base al numero dei partecipanti
* Il programma UNPLI Matese in Festa è reperibile sui siti Pro Loco ed altri dedicati.


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Commenti
N° 90 - giuseppe ha scritto::
Giu-’12
26

Roma, i percorsi del museo Cappuccino. Oggi s’inaugura, presso il Convento dell’Immacolata Concezione a Roma, il museo dei Cappuccini, un percorso di visita che, attraverso opere d’arte, oggetti liturgici e di vita quotidiana e antichi manoscritti, porta a due opere uniche: il”S. Francesco in meditazione” dipinto da Caravaggio e la celebre Cripta-Ossuario annessa alla chiesa. Da domani 27 Giugno il percorso sarà aperto al pubblico. Si articola in 8 sezioni: Convento, Ordine, Santità Cappuccina, Cultura e Spiritualità, S. Francesco del Caravaggio, i Cappuccini nel XX secolo, I Cappuccini nel mondo e la Cripta-Cimitero. Mirate tecnologie multimediali accompagneranno il visitatore. Fonte Rai.
N° 91 - giuseppe ha scritto::
Giu-’12
29

Piramide di Cheope, nuovi misteri: scoperta una nuova stanza Djedi, il robot che esplora le piramidiLui si chiama Djedi e di professione fa l'archeologo. Da qualche settimana è diventato celebre quasi come Howard Carter, lo studioso britannico che nel 1922 entrò per primo nella tomba di Tutankhamon, ma non si è assolutamente montato la testa: Djedi è infatti un robot, che alla fine dello scorso maggio ha permesso ai suoi colleghi umani di vedere, per la prima volta dopo 4500 anni, cosa c'è nei meandri più profondi della Piramide di Cheope, in Egitto. Costruita probabilmente come tomba dell'omonimo faraone attorno al 2570 a.C., questo imponente monumento, nasconde ancora parecchi segreti. Uno dei meglio custoditi riguarda due piccole gallerie a sezione quadrata larghe circa 20 centimetri che partono da una dalla Camera della Regina e si diramano verso nord e verso sud per fermarsi improvvisamente davanti a quelli che sembrano due portoncini di pietra decorati da borchie metalliche. (Costruisci una piramide e scoprine tutti i segreti) Giza, LaPresseE proprio la presenza di questi elementi inusuali — è la prima volta che si scopre del ferro all'interno di una piramide — ha scatenato le ipotesi più fantasiose: che siano le maniglie di una porta che conduce a una camera nascosta? Oppure, come ritengono alcuni, ciò che resta di un sistema elettronico lasciato sul nostro pianeta dagli alieni? (Ecco i robot più curiosi, utili e strani mai costruiti) Il mistero è stato risolto, almeno in parte, da Djedi, il robot esploratore progettato e costruito da Rob Richardson, un ingegnere dell'Università di Leeds (UK). Djedi è infatti riuscito a penetrare in uno dei piccoli condotti e ad inserire la sua telecamera flessibile all'interno di un foro praticato nella porta di pietra nel 2002 da un suo predecessore. (Il vero volto di Tutankhamon) Le prime immagini inviate dal robot hanno mostrato un minuscolo locale sulle cui pareti sono presenti numerosi georoglifici realizzati con pittura rossa. Secondo gli archeologi potrebbero essere dei numeri, delle specie di appunti presi dai muratori che hanno realizzato la struttura. Una volta decifrati, potrebbero rappresentare la chiave per risolvere il mistero. Djedi ha permesso per la prima volta di vedere il retro della porta borchiata confermando, a discapito delle teorie più creative, che gli elementi metallici hanno solo una funzione ornamentale. Su cosa ci sia più oltre, gli scienziati sono divisi: secondo alcuni questi due tunnel hanno una funzione esclusivamente ornamentale mentre secondo altri, tra cui Zahi Hawass, Ministro Egiziano per le antichità e responsabile del progetto Djedi, potrebbe esserci un ulteriore locale segreto. Quella che fino ad oggi è sempre stata considerata la camera sepolcrale potrebbe infatti essere solo un locale fittizio: l'obiettivo di chi progettava e realizzava le piramidi era quello di nascondere la salma del defunto re nel modo migliore possibile. I due condotti potrebbero quindi avere la funzione simbolica di passaggi per l'anima del faraone. Yahoo! Notizie - luoghi misteriosi nel mondo Scritto da Focus.it
N° 92 - giuseppe ha scritto::
Lug-’12
04

Profezia Maya? Solo su durata Regno Yuknoom. Trovate incisioni Maya, presso il sito archeologico di Corona, in Guatemala. Si tratta di uno scritto inciso sui gradini della scala che porta ai 56 geroglifici finemente scolpiti e racconta la visita del sovrano Yuknoom , dopo la sconfitta ricevuta dal rivale K’Ahk di Calakmul. E’il documento più lungo mai scoperto. Il riferimento al 2012, per gli esperti, rimandava alla volontà del Re di allontanare, a un ciclo lontanissimo nel tempo, la fine del suo regno. Più che una profezia sulla fine del Mondo dunque è un riferimento alla durata della sovranità di questo Re tormentato e a un quadro cosmologico più ampio. Fonte Rai.
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